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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

L'abitazione tradizionale

La tipologia edilizia di Nurallao non presenta caratteristiche particolari. Si tratta di abitazioni molto semplici, riscontrabili, soprattutto, nella gran parte dei piccoli villaggi poveri della Sardegna centrale. Persino la '' domu '' (casa) del benestante non rompe, se non in alcuni particolari e nella maggior ampiezza degli spazi (per lo più tenuti discretamente nascosti al passante), la '' formale '' uniformità edilizia. Solo di tanto in tanto si nota qualche ampio e massiccio portale ad arco ed elevati muri perimetrali che segnano la diversità di condizione sociale del proprietario.

Il fatto è che l'abitazione è la nota distintiva più evidente ed immediata di ciò che un paese è stato ed è. E Nurallao è stato ed è piccolo centro, trascurato in tempi storici e non, con un'economia agro-pastorale poverissima e con tutta una serie di attività artigianali che non hanno mai raggiunto dimensioni produttive di rilievo, vuoi per la quasi totalità dell´esportazione della materia prima (verso il Continente o il Capoluogo), vuoi per la concorrenza di altri centri isolani. Così, la struttura urbanistica del paese rivela, attraverso il centro storico, un passato di grave precaríetà economica e sociale, e, nel nuovo, la difficoltà ad uscire dall´emarginazione e ad imboccare la strada dello sviluppo o di un´accettabile condizione economica, sociale e civile.

In riferimento all'abitazione tradizionale, dopo aver studiato il paese nel suo complesso e nei rioni più antichi in particolare, ci è sembrato più rappresentativo e significante occuparci della descrizione (almeno nei più importanti aspetti ed elementi) di due tipi di abitazione, quella dl medio proprietario terriero e quella del bracciante.

La casa del medio proprietario

La casa del medio proprietario, ''messaieddu'', era formata dai seguenti locali abitativi: cucina, stanze da letto, ripostiglio o dispensa, orto e cortile. Nel cortile c´era un magazzino per la paglia, cereali e attrezzi da lavoro; il forno per cuocere il pane e, spesso, un apparato per il maiale. La casa veniva costruita poco profonda (70-80 cm.) fatta di sabbia e calce. I muri esterni, dello spessore di 60 cm. circa, erano di pietre provenienti da una località di Nurallao, chiamata ''Su Taccu'', infatti si chiamavano ''perdas de Taccu'' e venivano lavorate nel posto stesso. Il materiale legante era un impasto fatto di terra nera, ''terra niedda'', con paglia fine, ''palla fini''; lo stesso impasto veniva usato per intonacare le pareti interne, mentre esternamente non si intonacavano. I muri divisori erano fatti di canne, unite fra loro con fil di ferro o giunco ed intonacate col solito impasto di terra nera con paglia fine e tinteggiate con calce o argilla. Le pareti non erano lisce e a piombo ma un po' gibbose a causa delo materiale usato per i muri.

Queste abitazioni, solitamente, avevano un piano superiore al quale si accedeva da una scala in legno ad una o a due rampe. La suddivisione dei piani si effettuava, con canne e terra battuta, ''Terra de Sant'Elia''. La pavimentazione, di solito, era in terra battuta. Venivano usati due tipi di materiale: terra gialla o ''Terra de Sant'Elia'' mischiati con paglia che si spargeva con le mani, facendo in modo che il pavimento venisse piano. In alcuni casi, il pavimento era di mattoni di terra cotta, prodotti artigianalmente a Nurallao, e il materiale legante era un tipo di terra bianca, sempre di produzione locale. Infine, la copertura, ''sa crabittura'', era a due spioventi, formata da tre grosse travi di legno, dette ''bigas'' (erano per lo più di quercia), e listelli, ''currentis'', da una incannicciata e, infine, da uno strato di tegole di produzione locale.

L'interno dell'abitazione aveva, come punto principale di riferimento, la cucina dove, appunto, si trascorreva la maggior parte del tempo specie in autunno e d´inverno. In cucina c´era: ''sa forredda'' (lo spazio, al centro della camera, dove si faceva il fuoco) che, successivamente, è stata sostituita da ''sa ziminera'' (il camino) fatta di mattoni e che, a metà, all'incirca, della sua altezza, aveva uno stretto ripiano dove venivano sistemati il barattolo dello zucchero, quello del caffè, del sale, ecc.; ''su parastaggiu'', che aveva tre o quattro ripiani di legno, lungo circa 85 cm. e largo 75, serviva per mettere i piatti e i bicchieri; ''sa mesa de fai pani'' (il tavolo per fare il pane), lunga circa m. 1,60 e larga 80 cm., in legno di castagno; ''sa mesiscedda'' (il tavolo piccolo), che serviva per consumarvi i pasti, lunga m. 1,20 e larga 70 cm., anche questa in castagno; ''sa muredda'' (armadio a muro), di cm. 50 x 60 x 100, serviva per mettere ''is marigas'' (le brocche di terracotta) e ''ìs pingiadas'' (le pentole di terracotta). Queste ultime, in particolare, sono state, poi, sostituite dalla batteria in ferro smalto, sistemata ordinatamente su una parete della cucina, non molto distante da '' is forreddus '' (la cucina rustica).

L'arredamento della camera matrimoniale era composto dai seguenti elementi: il letto da una piazza e mezza, ''lettu de prazza 'e mesu, in ferro battuto lavorato e pitturato, aveva i pomi in ottone a forma di pera; il guardaroba in legno di noce, alto circa 2 m. e largo m. 1,30; ''sa misiglia'', aveva come base una lastra di marmo ed era costituita da un solo cassetto molto ampio che poggiava su dei piedi torniti, era alta circa 1 m. e larga 1 m. e mezzo; ''su cascioni '' (una cassapanca), di legno di castagno, di cm. 90 x 85 x 50 circa, che serviva per conservare la biancheria; ''su comodinu'' (il comodino), di legno di noce, alto circa 85 cm. e largo 30 cm., con un cassetto e uno sportello; infine, sei sedie, ''is cadiras'', in media, in legno di noce col fondo di paglia.

La camera da letto dei figli conteneva gli stessi elementi della camera da letto matrimoniale, a differenza dei letti che erano di una piazza.

L'abitazione del bracciante

L'abitazione tradizionale

L'abitazione del bracciante, e in genere dei meno abbienti, era costituita da due stanze, cucina e camera da letto, e da un ripostiglio.

In cucina vi era un camino, ''sa ziminera'' e, ancor prima, ''sa forredda''; sistemata accanto ad una parete ''sa mesa de fai su pani'' (il tavolo per fare il pane); in una parete veniva ricavato ''s'amrariu'' (ripostiglio a più piani, formati da tavole di legno) per i piatti, bicchieri, pentole, ecc.; in un angolo, o in una parete, vi era ''sa muredda de is marigas'' (armadio a muro, con due piani formati da tavole di legno) per la conservazione delle brocche di terracotta, ''is forreddus'' (la cucina rustica).

In un'unica camera da letto dormivano genitori e figli. Il letto dei genitori era in ferro battuto e costituito da una piazza e mezza. Spesso, i figli dormivano su delle stuoie di paglia, per terra. In una cassa di legno, ''sa cascia'', veniva sistemata la biancheria.

Il ripostiglio, invece, funzionava da magazzeno per i cereali, deposito per i pochi attrezzi da lavoro e, talvolta, da locale per la mola e l´asinello.Nel cortile dell´abitazione vi erano un piccolo locale per il maiale, un precario riparo per le galline e il letamaio. Il forno per il pane veniva costruito nel cortile, in prossimità della cucina.

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