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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Origini e storia del paese

Ricostruire le origini e la storia più antica del nostro paese, si è presentata opera piuttosto complessa per le difficoltà nel reperire documenti e testimonianze abbastanza esigue, d´altronde, come per la maggior parte dei paesi dell´intera isola.

Il nome - Antichi muri nuragici

I vocaboli italiani Mora ''mucchio'' (che si trova nel famoso episodio dantesco di Manfredi: sotto la guardia della grave mora; Purgatorio, III 129), morena ''mucchio di detriti rocciosi'', morra ''gioco del mucchio delle dita'' e quelli latini murus ''muro'', e moenia ''mura fino alpresente sono praticamente privi d'etimologia. Accettando un ipotesi del famoso linguista A. Ernout (Les èelem. ètr. p.23), il prof Massimo Pittau ha ritenuto che tutti questi vocaboli derivino dall'etrusco, in cui trovano i seguenti chiari riscontri: mura, murani, murina, muru. Ebbene a tutti questi vocaboli etruschi corrispondono i seguenti vocaboli paleosardi o nuragici: mura, murra, nura, nurra, nei quali si constata un facile e comune scambio delle consonanti nasali. Più precisamente mura è la denominazione con cui in tutto l'altipiano di Abbasanta sono chiamati i nuraghi; murra=morra; nura e nurra=mucchio, cumulo. Tutti questi vocaboli paleosardi in effetti si riducono ad uno solo avente il significato di ''mucchio''. E questo costituisce la base originaria del vocabolo ''nurake'' e anche ''nuraghe'', ''nurraghe'', ''nuraxi'' e anche ''muraghe'' (cfr. M. Pittau, Problemi in lingua sarda, Sassari 1975, Ed. Dessì, pp. 85-107).

Il toponimo Nurallào, pronunziato effettivamente Nuradda, trova riscontro nel nome dei Nuraghi: Nuraddèi di Guasila, Nuraddèo di Suni, Nuragaddu di Porto Torres e sopratutto nell´appellativo muradda (Bortigali e Dualchi). Nurallao deriva quindi, quasi certamente, la sua denominazione dall'antico vocabolo nuragico-etrusco nura, mura, ''mucchio'', ed il suo originario significato effettivo potrà essere stato ''muraglia'', forse da qualche muro difensivo di cui il villaggio sarà stato in antico munito.

L'origine nuragica sia del toponimo che del centro abitato viene infatti confermata dall'esistenza, nel suo territorio di numerosi nuraghi. Nel territorio però sono stati fatti anche numerosi ritrovamenti di epoca romana (cfr. R.J.Rowland, I ritrovamenti romani in Sardegna, Roma 1981, p.76) ed anche iscrizioni (cfr. Sotgiu G., Iscrizioni latine della Sardegna, 1-11, Padova 1961, 1968, nn.178, 179, 46 lre).

La più antica documentazione del toponimo finora rintracciata si trova nell'atto di pace fra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona del 1388 (Codex Diplomaticus Sardiniae I 838/1): Nuradau. Questa forma, assieme con quella ufficiale attuale Nurallào persuadono che in origine il toponimo suonasse esattamente Nurallà/Nuraddà, cui si è aggiunta una vocale paragogica.

Il nome Nurallao appare già nel 1206. Si tratta di un atto notarile siglato tra Guglielmo di Massa, giudice di Cagliari, e Ugo di Basso, giudice di Arborea. In esso si stabiliscono confini e limiti territoriali tra i due giudicati, e tra i vari nomi di paesi compare quello di Nuredei. Per avere dati più precisi bisogna arrivare al 1388. Nell'atto di pace tra Eleonora d´Arborea e Giovanni I d´Aragona, tra i vari rappresentanti dei diversi villaggi che aderiscono al trattato, compare, fra gli altri, un certo Gunnario Porcu ''majore ville de Nuradau'', accompagnato da altri notabili del luogo.

Con la conquista aragonese dell'Isola, avviene la prima distribuzione dei feudi a favore di quei sudditi aragonesi particolarmente distintisi nelle operazioni di conquista. Non si conosce il nome del primo feudatario di Nurallao. Sta di fatto che, alla data 6 Febbraio 1423, Nurallao è devoluto al Regio Patrimonio, essendo deceduto senza successione il feudatario, certo Pedro Dejnar.

Nel 1425 il feudo di Nurallao viene attribuito a Luigi D´Aragoll. Da costui, forse per successione ereditaria, passa alla famiglia Castelvi e da questa agli Aymerich, marchesi di Laconi. Questi lo possiedono fino al 1838, data in cui il paese, dopo la dissoluzione dei feudi, diviene Comune libero, amministrato da un sindaco e da un consiglio, eletti dal popolo.

L'importanza di questa zona fu ben intuita da Antonio Taramelli, che con la sua indagine la toccò in una ricognizione territoriale ed archeologica di 100 anni fa. Nel secolo scorso si datano i primi rinvenimenti a ''Nuradha'', in una zona celebre per i suoi depositi di bronzo, essenziali per la comprensione della metallo-tecnica nuragica. A Nurallao, nei primi anni sessanta furono rinvenuti in località ''sa conca 'e sa figu'' importantissimi reperti, in particolare due bronzetti rappresentanti un Sardus-Pater ed una Dea, oltre una quantità notevole di stagno e piombo che unitamente ad un edificio circolare che ha restituito i materiali, fanno parlare di una fonderia.

Sono presenti diversi nuraghi: Poiolu, Nieddìu, Tramalizzu, Frumiga, Pranu´e fa, Pardu 'e pira per citarne alcuni. In località Nieddìu, nei pressi del nuraghe, c´è un pozzo sacro che, se la presenza di rinforzi edilizi in calce ne suggeriscono fasi edilizie di epoca punico-romana, risale nella sua originaria edificazione al periodo nuragico. Di notevole importanza è la tomba megalitica di ''Aiodda'' nell'omonima località, recentemente portata alla luce dagli scavi, una delle più grandi del Mediterraneo. Il monumento inoltre ha restituito diversi Menhirs, monili e reperti diversi di notevole valore.

Le testimonianze puniche si manifestano diffusamente su tutto il territorio, in particolare a ''sa 'idda 'eccia'' (il vecchio paese). Nurallao era vicinissimo al presidio militare romano di Valentia di controllo della strada interna fra Cagliari ed Olbia. Sono presenti dei resti del 1°/3° secolo d.C. fra i quali una necropoli. Si sa da fonti onomastiche che la parte di popolazione locale era numericamente superiore a quella di parte romana. Ma quest´ultima aveva la ricchezza e le armi. Sono, inoltre, presenti tracce di insediamenti punìci e romani. Di rilievo fra questi ultimi le terme di Cannèdu. Tra Nurallao e Isili, nel sito appellato sa Bidda Beccia, si trovano i resti di abitazioni, strade, pozzi, ecc., di un villaggio dell'epoca romana. D'altronde la ricchezza di testimonianze varie, relative all´antichità, è dimostrata dalla febbrile attività e dallo scempio operato dai tombaroli e dagli scavi clandestini in genere. Questo territorio meriterebbe decisamente l´attenzione degli studiosi e degli archeologi. (*) Nell'anno scolastico 1986/87 gli alunni della classe 1^ e 2^ B della Scuola media di Nurallao operarono una ''ricerca sul campo'' sul nostro paese, culminata, con specifico contributo nel coordinamento dei gruppi e nella sistemazione del materiale documentario da parte dei professori di allora, in una pubblicazione. Abbiamo pensato di inserire alcune parti liberamente tratte, pensando di fare cosa gradita in particolare agli alunni di allora. On.Gi.

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